Allontanamento dalla casa familiare per maltrattamenti a Bologna: cosa fare, come difendersi e chiedere la revoca della misura
Avvocato Sergio Armaroli – Difesa penale a Bologna, Galliera, Cento e Casalecchio di Reno
Sei stato allontanato dalla casa familiare dopo una denuncia per maltrattamenti? Ti è stato vietato di rientrare nella tua abitazione o di avvicinarti alla moglie, alla compagna o ad altri familiari?
Ricevere un provvedimento di allontanamento dalla casa familiare può avere conseguenze immediate e particolarmente gravi.
La persona sottoposta alla misura può essere obbligata a lasciare l’abitazione, interrompere la convivenza e rispettare prescrizioni che limitano l’accesso a determinati luoghi.
Quando sono presenti figli minorenni, possono inoltre sorgere problemi relativi alla frequentazione dei figli, alla gestione della casa e ai rapporti con l’altro genitore.
L’allontanamento dalla casa familiare non equivale a una condanna penale. Si tratta di una misura cautelare applicata nei casi e alle condizioni previsti dalla legge.
La persona indagata conserva il diritto di difendersi, contestare i presupposti del provvedimento e chiedere, quando ricorrono le condizioni, la revoca o la sostituzione della misura.
L’Avvocato Sergio Armaroli, con studio a Bologna, offre assistenza nella difesa di persone indagate o imputate per maltrattamenti contro familiari e conviventi, anche quando sono state applicate misure cautelari personali.
L’assistenza è rivolta a persone provenienti da Bologna, Casalecchio di Reno, Galliera, Cento e dai territori limitrofi.
Contatti studio: 051 6447838
1. Che cos’è l’allontanamento dalla casa familiare previsto dall’articolo 282-bis c.p.p.?
L’allontanamento dalla casa familiare è una misura cautelare personale disciplinata dall’articolo 282-bis del codice di procedura penale.
Con tale provvedimento il giudice impone alla persona sottoposta alla misura di lasciare l’abitazione familiare oppure di non farvi ritorno.
L’accesso all’immobile è vietato senza l’autorizzazione del giudice competente, che può stabilire particolari modalità per eventuali visite.
La misura può essere applicata nei procedimenti relativi a determinati reati commessi nell’ambito delle relazioni familiari, compresi i maltrattamenti contro familiari e conviventi previsti dall’articolo 572 c.p.
Qual è lo scopo dell’allontanamento?
La finalità è prevenire il rischio di ulteriori condotte lesive e tutelare le persone esposte al pericolo, quando ricorrono i presupposti cautelari previsti dalla legge.
Il provvedimento non costituisce una sanzione anticipata.
La sua applicazione deve rispettare i requisiti normativi relativi ai gravi indizi di colpevolezza, alle esigenze cautelari e alla proporzionalità.
Chi dispone l’allontanamento?
L’allontanamento cautelare ordinario viene disposto dal giudice su richiesta del pubblico ministero.
Esistono inoltre forme di allontanamento d’urgenza disciplinate dall’articolo 384-bis c.p.p., sottoposte a specifiche condizioni e garanzie.
La distinzione è importante perché cambia la procedura da esaminare e possono cambiare i rimedi da utilizzare.
2. Allontanato da casa dopo una denuncia per maltrattamenti: cosa fare immediatamente?
Quando viene notificata un’ordinanza di allontanamento, la prima esigenza è comprendere esattamente quali obblighi siano stati imposti.
Occorre verificare se il provvedimento prescriva soltanto l’uscita dall’abitazione oppure preveda anche divieti di avvicinamento, limitazioni dei contatti o strumenti di controllo elettronico.
Le prescrizioni devono essere rispettate anche quando l’indagato ritiene infondate le accuse.
I primi interventi difensivi
1. Esaminare integralmente l’ordinanza cautelare.
È necessario individuare i fatti contestati, i gravi indizi indicati dal giudice e le esigenze cautelari poste a fondamento della decisione.
2. Verificare la legittimità della misura.
Il difensore deve valutare se il provvedimento contenga una motivazione adeguata e se siano stati rispettati i presupposti previsti dalla legge.
3. Valutare tempestivamente il riesame.
Nei casi previsti, l’ordinanza che dispone una misura coercitiva può essere sottoposta al Tribunale del riesame ai sensi dell’articolo 309 c.p.p.
4. Esaminare la possibilità di chiedere la revoca o la sostituzione.
Quando vengono meno o risultano attenuate le condizioni che giustificano la misura, il difensore può valutare un’istanza ai sensi dell’articolo 299 c.p.p.
5. Organizzare le esigenze personali nel rispetto dell’ordinanza.
Il recupero di documenti, medicinali, effetti personali e strumenti di lavoro deve avvenire attraverso modalità autorizzate e compatibili con le prescrizioni.
La difesa deve essere impostata rapidamente, senza iniziative personali che possano comportare ulteriori contestazioni.
3. Allontanamento dalla casa familiare: quali sono i presupposti?
Una denuncia per maltrattamenti non determina automaticamente l’applicazione della misura.
Il giudice deve verificare le condizioni previste dal codice di procedura penale.
Gravi indizi di colpevolezza
L’articolo 273 c.p.p. richiede, in generale, la presenza di gravi indizi di colpevolezza per l’applicazione di misure cautelari personali.
Non è sufficiente una generica situazione di conflittualità familiare.
Occorre una valutazione degli elementi concretamente acquisiti.
Esigenze cautelari
L’articolo 274 c.p.p. disciplina le esigenze cautelari.
Nei procedimenti per maltrattamenti assume particolare rilievo il rischio concreto e attuale di commissione di ulteriori reati, nei termini stabiliti dalla legge.
Il giudice deve motivare le ragioni per cui ritiene necessaria una misura.
Adeguatezza e proporzionalità
L’articolo 275 c.p.p. impone una valutazione dell’adeguatezza della misura rispetto alle esigenze cautelari.
La difesa può quindi verificare se le limitazioni imposte siano giustificate e proporzionate.
La contestazione dell’ordinanza deve riguardare specificamente gli elementi indiziari e cautelari utilizzati dal giudice.
4. Come chiedere la revoca dell’allontanamento dalla casa familiare?
Una delle ricerche più frequenti su Google è: “Come ottenere la revoca dell’allontanamento dalla casa familiare?”
La revoca non è automatica.
L’articolo 299 c.p.p. disciplina la revoca e la sostituzione delle misure cautelari personali.
Il difensore può chiedere al giudice di rivalutare il provvedimento quando risultino insussistenti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità o le esigenze cautelari.
Può inoltre essere valutata una sostituzione della misura, nei casi consentiti, quando le esigenze cautelari risultino attenuate o una diversa misura sia adeguata.
Quali elementi possono essere rilevanti?
La difesa può sottoporre al giudice:
- Nuovi elementi probatori favorevoli.
- Documentazione che incida sulla ricostruzione dei fatti.
- Circostanze sopravvenute pertinenti alle esigenze cautelari.
- Elementi che dimostrino il venir meno di specifiche condizioni di pericolo.
- Documentazione relativa a una diversa situazione abitativa o familiare.
- Circostanze rilevanti per la proporzionalità della misura.
La semplice volontà dell’indagato di tornare a casa non costituisce, da sola, un motivo sufficiente per la revoca.
La persona offesa può autorizzare il rientro?
No.
Se è in vigore un provvedimento giudiziario che vieta il rientro nell’abitazione, il consenso del coniuge o del convivente non sostituisce l’autorizzazione dell’autorità competente.
Il rientro non autorizzato può integrare una violazione della misura.
5. Riesame dell’allontanamento dalla casa familiare: quando presentarlo?
L’articolo 309 c.p.p. disciplina il riesame delle ordinanze che dispongono misure coercitive.
La richiesta deve essere proposta entro i termini stabiliti dalla legge, ordinariamente dieci giorni dall’esecuzione o notificazione del provvedimento per l’imputato, secondo le regole applicabili.
È quindi essenziale verificare immediatamente la data di esecuzione o notificazione dell’ordinanza.
Che cosa può contestare la difesa?
Il difensore può sottoporre al Tribunale del riesame questioni riguardanti:
- La sussistenza dei gravi indizi.
- La valutazione delle dichiarazioni accusatorie.
- L’effettiva presenza delle esigenze cautelari.
- La motivazione del provvedimento.
- La proporzionalità della misura.
- Eventuali violazioni delle disposizioni processuali.
Il Tribunale del riesame valuta la legittimità e il merito cautelare del provvedimento secondo le regole previste dalla legge.
Riesame o istanza di revoca?
Sono strumenti differenti.
Il riesame costituisce un rimedio impugnatorio contro l’ordinanza cautelare.
L’istanza di revoca o sostituzione consente invece di chiedere una rivalutazione della misura nei presupposti previsti dall’articolo 299 c.p.p.
La scelta deve essere effettuata dopo aver esaminato l’ordinanza e gli atti disponibili.
6. Allontanamento urgente dalla casa familiare: articolo 384-bis c.p.p.
Accanto all’allontanamento cautelare disposto dal giudice, il codice di procedura penale disciplina l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare.
L’articolo 384-bis c.p.p. prevede specifiche ipotesi di intervento urgente, con differenti presupposti e procedure.
La disciplina è stata rafforzata dalla legislazione in materia di violenza domestica.
Nei casi previsti, la polizia giudiziaria può procedere all’allontanamento urgente secondo le condizioni e le autorizzazioni stabilite dalla legge.
La normativa contempla anche particolari ipotesi di intervento del pubblico ministero fuori dai casi di flagranza, quando ricorrono i rigorosi presupposti richiesti.
L’allontanamento urgente deve essere convalidato?
La misura urgente è soggetta alle garanzie e al procedimento di convalida previsti dalla legge.
Il difensore deve verificare il rispetto dei presupposti sostanziali e dei termini procedurali applicabili.
Eventuali irregolarità devono essere valutate con riferimento alla specifica modalità di applicazione del provvedimento.
7. Allontanamento per maltrattamenti e divieto di avvicinamento: quali differenze?
L’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento sono misure cautelari distinte, anche se possono essere applicate congiuntamente nei casi previsti.
L’articolo 282-bis c.p.p. riguarda principalmente l’obbligo di lasciare l’abitazione familiare e le ulteriori prescrizioni consentite dalla norma.
L’articolo 282-ter c.p.p. disciplina invece il divieto di avvicinamento alla persona offesa o ai luoghi da questa abitualmente frequentati.
Distanza minima e controllo elettronico
La legge n. 181 del 2 dicembre 2025 ha modificato la disciplina del divieto di avvicinamento.
Dal 17 dicembre 2025, l’articolo 282-ter c.p.p. prevede, nelle ipotesi disciplinate dal primo comma, una distanza non inferiore a mille metri, con le modalità di controllo elettronico previste dalla normativa.
Anche l’articolo 282-bis contiene specifiche disposizioni sulle distanze e sui controlli nelle ipotesi previste dal comma 6.
È indispensabile leggere attentamente il provvedimento applicato, poiché le prescrizioni concrete possono essere diverse a seconda della misura e della fattispecie.
Che cosa succede se il dispositivo elettronico non funziona?
Le questioni relative alla fattibilità tecnica e operativa dei dispositivi di controllo sono disciplinate dalla legge.
Il giudice può essere chiamato a valutare ulteriori misure cautelari nei casi previsti.
L’indagato non può autonomamente disattivare, manomettere o eludere il dispositivo.
8. Violazione dell’allontanamento dalla casa familiare: articolo 387-bis c.p.
La violazione degli obblighi o dei divieti derivanti dai provvedimenti di allontanamento e divieto di avvicinamento può integrare il reato previsto dall’articolo 387-bis del Codice penale.
La norma prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e sei mesi.
La violazione può inoltre determinare conseguenze sulla misura cautelare originaria, compresa la valutazione di provvedimenti più restrittivi nei casi previsti.
Posso entrare in casa per prendere i vestiti?
Non senza rispettare quanto stabilito nell’ordinanza.
Se il provvedimento vieta l’accesso all’abitazione, occorre valutare con il difensore la possibilità di ottenere un’autorizzazione e concordare modalità lecite per il recupero degli effetti personali.
Posso telefonare alla moglie?
Dipende dalle prescrizioni concretamente imposte.
Se è previsto un divieto di comunicazione, esso deve essere rispettato anche quando il contatto avviene tramite messaggi, social network o intermediari.
9. Allontanamento dalla casa familiare anche se la casa è di mia proprietà?
Sì.
L’intestazione dell’immobile non impedisce, di per sé, l’applicazione della misura cautelare.
Il provvedimento riguarda la tutela delle esigenze cautelari previste dalla legge e non determina automaticamente il trasferimento della proprietà dell’abitazione.
Anche il proprietario esclusivo può essere obbligato a lasciare la casa familiare.
Posso chiedere di rientrare perché pago il mutuo?
Il pagamento del mutuo o delle spese dell’immobile non autorizza automaticamente il rientro.
Tali circostanze possono essere rilevanti per altre questioni patrimoniali o familiari, ma non eliminano gli obblighi cautelari.
Il difensore può valutare se esistano presupposti giuridici per chiedere una modifica della misura.
10. Allontanamento dalla casa familiare e figli minorenni
Quando sono presenti figli minorenni, l’allontanamento può incidere anche sulle modalità di frequentazione e sull’organizzazione della vita familiare.
Occorre distinguere tra le prescrizioni cautelari penali e gli eventuali provvedimenti del giudice civile.
La presenza di figli non comporta automaticamente il diritto di rientrare nell’abitazione.
Posso vedere i miei figli se sono stato allontanato?
La risposta dipende dal contenuto del provvedimento penale e dalle eventuali decisioni adottate in sede civile.
È necessario verificare se siano stati imposti divieti di contatto o altre limitazioni.
L’organizzazione degli incontri deve avvenire nel rispetto delle prescrizioni vigenti e della tutela dei minori.
L’allontanamento comporta automaticamente la perdita della responsabilità genitoriale?
No.
La misura cautelare penale non coincide automaticamente con un provvedimento di decadenza dalla responsabilità genitoriale.
Possono tuttavia essere adottate specifiche decisioni in sede civile o minorile, secondo i presupposti previsti dalla legge.
11. Allontanamento dalla casa familiare durante la separazione giudiziale
Una misura cautelare per maltrattamenti può essere applicata durante un procedimento di separazione.
In questi casi possono coesistere questioni relative a:
- Assegnazione della casa familiare.
- Affidamento e collocamento dei figli.
- Rapporti economici tra i coniugi.
- Frequentazione dei minori.
- Provvedimenti di protezione.
- Responsabilità penale per i fatti contestati.
La difesa deve coordinare attentamente le iniziative nei diversi procedimenti.
Il giudice penale e il giudice civile esercitano competenze differenti, pur potendo adottare provvedimenti che incidono sulla medesima situazione familiare.
Se il giudice civile mi autorizza a vedere i figli, posso violare il divieto penale?
No.
Le modalità di frequentazione devono essere concretamente compatibili con le prescrizioni cautelari.
In caso di incompatibilità occorre richiedere i necessari interventi alle autorità competenti.
12. Maltrattamenti in famiglia: come contestare l’accusa prevista dall’articolo 572 c.p.?
L’articolo 572 c.p. disciplina il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi.
Si tratta di un reato abituale che richiede la valutazione di una pluralità di condotte nel contesto del rapporto familiare o comunque qualificato dalla legge.
La difesa può esaminare:
La ricostruzione degli episodi. Occorre verificare quando si sarebbero verificati i fatti e quali condotte vengano concretamente attribuite all’indagato.
L’abitualità. Deve essere valutata la presenza degli elementi che caratterizzano il delitto abituale.
Le dichiarazioni accusatorie. È necessario esaminare attendibilità, coerenza e rapporto con gli altri elementi disponibili.
La documentazione. Messaggi, fotografie, documenti sanitari e altri elementi possono assumere rilievo nella ricostruzione.
Le eventuali aggravanti. La contestazione di circostanze aggravanti richiede un esame autonomo.
La presenza di conflitti coniugali non dimostra automaticamente l’esistenza dei maltrattamenti.
Allo stesso tempo, la conflittualità reciproca non esclude necessariamente la configurabilità del reato.
13. Allontanamento dalla casa familiare senza prove: è possibile?
L’applicazione di una misura cautelare richiede una base indiziaria e la sussistenza delle esigenze previste dalla legge.
Il concetto di prova, tuttavia, non coincide esclusivamente con certificati medici, fotografie o registrazioni.
Anche le dichiarazioni della persona offesa possono assumere rilevanza.
La difesa deve verificare la consistenza degli elementi raccolti e la motivazione del giudice.
Basta la denuncia della moglie?
Non è sufficiente affermare che la denuncia sia stata presentata dal coniuge.
Occorre valutare il contenuto delle dichiarazioni, la loro attendibilità e gli altri elementi disponibili.
Il giudice deve motivare la sussistenza dei presupposti cautelari.
Il difensore può contestare specificamente gli elementi che ritiene insufficienti o erroneamente valutati.
14. Quanto dura l’allontanamento dalla casa familiare?
Non esiste una durata identica per tutti i provvedimenti.
La misura cautelare è soggetta alla disciplina della revoca, della sostituzione e dei termini previsti dal codice di procedura penale.
La durata effettiva dipende dalla fase del procedimento, dalla permanenza delle esigenze cautelari e dalle altre condizioni stabilite dalla legge.
L’allontanamento finisce automaticamente dopo alcuni mesi?
Non necessariamente.
È necessario verificare i termini applicabili alla specifica misura e alla fase processuale.
Non bisogna presumere che il semplice decorso del tempo autorizzi il rientro nell’abitazione.
Posso chiedere una rivalutazione prima della fine del processo?
Sì, quando ricorrono i presupposti previsti dall’articolo 299 c.p.p.
La difesa può valutare la presentazione di un’istanza motivata, corredata dagli elementi pertinenti.
15. Avvocato penalista Bologna per allontanamento dalla casa familiare
Chi ha ricevuto un provvedimento di allontanamento per maltrattamenti può avere necessità di assistenza immediata.
L’attività difensiva può comprendere:
- Esame dell’ordinanza cautelare.
- Valutazione dei gravi indizi.
- Analisi delle esigenze cautelari.
- Assistenza negli interrogatori previsti dalla legge.
- Valutazione della richiesta di riesame.
- Predisposizione di istanze di revoca o sostituzione.
- Esame delle prescrizioni di divieto di avvicinamento.
- Assistenza nelle successive fasi del procedimento penale.
L’Avvocato Sergio Armaroli, con studio a Bologna, presta assistenza nella difesa penale di persone sottoposte a indagini per maltrattamenti e destinatarie di misure cautelari.
Ogni strategia richiede l’esame degli atti e una valutazione individuale.
Telefono studio: 051 6447838
16. Allontanamento dalla casa familiare a Bologna: assistenza penale
Una persona residente a Bologna che abbia ricevuto un’ordinanza di allontanamento deve verificare tempestivamente il contenuto del provvedimento.
L’ordinanza può incidere sulla possibilità di accedere all’abitazione, frequentare determinati luoghi e comunicare con specifiche persone.
La difesa deve valutare sia la legittimità della misura sia le iniziative processuali concretamente disponibili.
Per i procedimenti di competenza dell’autorità giudiziaria bolognese, particolare attenzione deve essere riservata agli atti del fascicolo cautelare e alle motivazioni dell’ordinanza.
L’Avvocato Sergio Armaroli offre assistenza penale a Bologna nella valutazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare.
17. Allontanamento dalla casa familiare a Casalecchio di Reno
Sei stato allontanato dalla casa familiare a Casalecchio di Reno dopo una denuncia per maltrattamenti?
Chi risiede a Casalecchio di Reno può trovarsi nella necessità di affrontare contemporaneamente un procedimento penale e questioni relative alla separazione, ai figli o all’abitazione.
La difesa deve verificare le ragioni del provvedimento cautelare e la presenza dei presupposti normativi.
È possibile valutare, nei casi consentiti, la richiesta di riesame oppure un’istanza di revoca o sostituzione della misura.
La proprietà della casa o la partecipazione alle spese familiari non autorizzano autonomamente il rientro.
L’Avvocato Sergio Armaroli, con studio a Bologna, può essere contattato per l’assistenza penale a persone residenti a Casalecchio di Reno.
18. Allontanamento dalla casa familiare a Galliera
Una denuncia per maltrattamenti a Galliera può comportare l’avvio di indagini e, quando ricorrono i presupposti, l’applicazione di misure cautelari.
Chi riceve un provvedimento di allontanamento deve verificare quali obblighi siano stati imposti e quali strumenti di difesa siano disponibili.
Particolare importanza assume l’esame dell’ordinanza, soprattutto quando siano previste limitazioni di avvicinamento e comunicazione.
Il difensore può valutare gli elementi indiziari, le esigenze cautelari e la possibilità di presentare richieste motivate al giudice.
L’Avvocato Sergio Armaroli offre assistenza nella difesa penale anche a persone provenienti da Galliera e dai territori limitrofi.
19. Allontanamento dalla casa familiare a Cento: avvocato penalista
Hai ricevuto un provvedimento di allontanamento dalla casa familiare a Cento, in provincia di Ferrara?
Anche chi risiede a Cento può rivolgersi a un avvocato penalista con studio a Bologna per una valutazione della propria posizione.
La competenza dell’autorità giudiziaria deve essere verificata in base alle regole processuali e al luogo dei fatti, senza presumere che ogni procedimento riguardante un residente a Cento sia trattato dal Tribunale di Bologna.
La difesa può riguardare accuse di maltrattamenti, divieti di avvicinamento, prescrizioni cautelari e istanze di revoca o sostituzione.
La prima attività consiste nell’esaminare il provvedimento e individuare i termini dei rimedi eventualmente esperibili.
Per informazioni: Avvocato Sergio Armaroli – Bologna, telefono 051 6447838.
20. Domande frequenti sull’allontanamento dalla casa familiare
Se mia moglie mi denuncia per maltrattamenti, devo lasciare immediatamente casa?
Non automaticamente. L’obbligo deriva da un provvedimento adottato secondo i presupposti e le procedure previste dalla legge.
Se la casa è intestata soltanto a me, posso rientrare?
Non se è in vigore un provvedimento che vieta il rientro. La proprietà non elimina gli obblighi cautelari.
Posso chiedere la revoca dell’allontanamento?
Sì, quando ricorrono i presupposti previsti dall’articolo 299 c.p.p.
Quanto tempo ho per presentare riesame?
Per le ordinanze coercitive soggette a riesame, il termine ordinario per l’imputato è di dieci giorni, secondo le regole di decorrenza previste dall’articolo 309 c.p.p.
Se mia moglie ritira la denuncia, posso tornare a casa?
No, non automaticamente. Il reato di maltrattamenti è procedibile d’ufficio e il provvedimento cautelare resta efficace finché non viene revocato, sostituito o perde efficacia secondo la legge.
Se incontro casualmente la persona offesa, cosa devo fare?
Occorre rispettare integralmente le prescrizioni imposte, evitando comportamenti che possano integrare una violazione. Le situazioni concrete devono essere valutate con il difensore.
Posso comunicare con i figli?
Dipende dal contenuto dei provvedimenti penali e civili. Eventuali contatti devono rispettare tutte le prescrizioni applicabili.
Posso recuperare i miei documenti dall’abitazione?
Occorre utilizzare modalità autorizzate, senza violare il divieto di accesso.
Il braccialetto elettronico è sempre obbligatorio?
La normativa prevede specifiche ipotesi di controllo elettronico. Occorre distinguere la misura applicata e verificare le disposizioni vigenti, il contenuto dell’ordinanza e le condizioni concrete.
Posso chiedere una misura meno restrittiva?
Il difensore può valutare una richiesta di sostituzione nei casi previsti dalla legge.
Se violassi il divieto, quali sarebbero le conseguenze?
Potrebbe configurarsi il reato previsto dall’articolo 387-bis c.p., oltre a possibili conseguenze cautelari.
L’allontanamento significa che sono colpevole di maltrattamenti?
No. La misura cautelare non costituisce una sentenza di condanna.
21. Come difendersi efficacemente da un allontanamento per maltrattamenti?
Una difesa penale accurata deve distinguere due questioni.
La prima riguarda l’accusa di maltrattamenti prevista dall’articolo 572 c.p.
La seconda riguarda i presupposti specifici della misura cautelare.
Le due valutazioni sono collegate, ma non coincidono.
È possibile che la difesa contesti gli elementi del reato e, contemporaneamente, evidenzi l’insussistenza o l’attenuazione delle esigenze cautelari.
La strategia può comprendere l’analisi delle dichiarazioni, l’esame della documentazione, la valutazione di elementi sopravvenuti e la predisposizione delle iniziative processuali consentite.
La finalità è ottenere una decisione conforme alla legge e proporzionata agli elementi del procedimento.
22. Allontanamento dalla casa familiare per maltrattamenti: contatta l’Avvocato Sergio Armaroli a Bologna
Sei stato allontanato dalla tua abitazione?
Hai ricevuto un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari?
Devi valutare un riesame oppure un’istanza di revoca della misura cautelare?
Sei indagato per maltrattamenti in famiglia e temi di non poter più rientrare nella tua casa?
L’Avvocato Sergio Armaroli, con studio a Bologna, presta assistenza nella difesa penale di persone indagate e imputate per maltrattamenti contro familiari e conviventi.
L’attività comprende la valutazione degli atti, delle misure cautelari e delle iniziative difensive consentite dalla legge.
AVVOCATO SERGIO ARMAROLI – BOLOGNA
Telefono: 051 6447838
Assistenza penale per Bologna, Casalecchio di Reno, Galliera, Cento e territori limitrofi.
Allontanamento dalla casa familiare – Art. 282-bis c.p.p. – Maltrattamenti in famiglia – Art. 572 c.p. – Riesame – Revoca e sostituzione delle misure cautelari.
Contenuto informativo aggiornato a novembre 2026. Ogni situazione richiede una valutazione legale specifica sulla base degli atti e della disciplina applicabile.
